Via Crucis 2017, Roma: diretta TV e streaming Rai. Percorso, orari e meditazioni

Via Crucis 2017, oggi in diretta TV su Rai 1 e in streaming sul sito della Rai: intanto a Roma strade chiuse e metro bloccate, ecco la situazione viabilità della Capitale.

Via Crucis 2017 di Roma: è iniziata la celebrazione della Passione di Cristo, con la processione che sarà presieduta da Papa Francesco. Le meditazioni della Via Crucis, invece, quest’anno sono state affidate a Anne-Marie Pelletier, e di seguito trovate il testo completo, alla fine dell’articolo. 

Qui invece trovate le informazioni sull’evento simbolo del Venerdì Santo, dal percorso agli orari, fino a dove vederla in TV; ecco tutto quello che c’è da sapere su uno degli appuntamenti più attesi della Pasqua cristiana, la Via Crucis 2017.

La  Via Crucis di Roma, un evento che sarà trasmesso in mondovisione e in Italia sarà trasmessa in diretta su Rai 1. Molti altri invece la vedranno dal vivo, prendendo parte alla celebrazione pasquale con la quale si ripercorrono le tappe della Passione di Cristo.

Come di consueto la Via Crucis 2017 del Venerdì Santo partirà dal Colosseo, con Papa Francesco che guiderà il corteo fino alla Basilica di Santa Maria Maggiore.

Allerta terrorismo e per questo la Capitale sarà ancora una volta blindata. Adottate misure di sicurezza nella metropolitana di Roma e nelle ferrovie; inoltre, anche negli aeroporti sono stati intensificati i controlli.

Strade chiuse e deviazioni delle metro e delle linee autobus nelle zone in prossimità del percorso della Via Crucis 2017 potrebbero creare non pochi disagi per la viabilità della Capitale.

Ecco perché è bene informarsi prima di prendere un autobus o un mezzo pubblico; qui vi daremo tutte le informazioni sul percorso e su come arrivare nei luoghi in cui si terrà la Via Crucis di Roma. Qui trovate anche tutte le indicazioni sugli orari di apertura delle metro A e B di Roma e sulle variazioni del percorso degli autobus.

Via Crucis 2017: orari e percorso

Se abitate nelle vicinanze di Roma e volete vedere lo spettacolo della Via Crucis dal vivo, dovete sapere che il termine per acquistare i biglietti è scaduto il 31 marzo scorso. Quindi ad oggi l’unico modo per vederla è di farlo in TV.

La Via Crucis inizierà precisamente alle 21:15 davanti al Colosseo, quando Papa Francesco benedirà i pellegrini accorsi per il Venerdì Santo a Roma. Poi si partirà con la commemorazione del percorso doloroso di Cristo, ricordando le varie tappe della sua Passione.

C’è però una novità molto importante per la Via Crucis di quest’anno: le meditazioni delle quattordici stazioni, come voluto espressamente da Papa Francesco, saranno affidate per la prima volta da una donna laica. Si tratta della biblista francese Anne-Marie Pelletier, quinta donna a redigere le meditazioni nella storia della Via Crucis.

Di seguito, trovate il testo completo delle meditazioni con le quali potete seguire l’evento in diretta. Il Corteo poi si sposterà fino alla Basilica di San Giovanni in Laterano, per poi continuare verso la Basilica di Santa Maria Maggiore.

Via Crucis 2017, Roma: orari, strade chiuse e deviazioni mezzi pubblici

La metro di Roma è chiusa o aperta per il Venerdì Santo? Una domanda che si fanno molti romani consapevoli del fatto che con la Via Crucis molti dei mezzi pubblici verranno deviati.

Nei giorni scorsi è stato definito il piano del trasporto pubblico per la Via Crucis 2017.

Le limitazioni al traffico sono molteplici, con le aree archeologiche del Colosseo, del Foro Romano e del Palatino che sono state chiuse al pubblico già dalle ore 13:00 di venerdì 14 aprile 2017. Nello stesso orario saranno chiuse le strade in prossimità dell’evento:

  • via degli Annibaldi;
  • via dei Fori Imperiali;
  • via di Vittorino da Feltre;
  • via Celio Vibenna (direzione San Gregorio);
  • via San Gregorio (direzione Porta Capena);
  • via Cavour (da Largo Visconti Venosta a Largo Corrado Ricci).

A partire dalle 15:00 poi c’è stata un’altra chiusura, con la via di San Gregorio e di Celio Vibenna che sono state chiuse anche in direzione Colosseo. Dalla stessa ora saranno chiuse anche:

  • via del Colosseo;
  • via Vittorino da Feltre (altezza di via delle Carine);
  • via del Fagutale;
  • viale del Colle Oppio;
  • viale del Monte Oppio.

Dal punto di vista dei trasporti pubblici, invece, le cose da sapere sono:

  • deviate tutte le linee autobus che passano nelle zone chiuse al traffico (51, 75, 81, 85, 87, 117, 118 e 673);
  • stazione Colosseo della Metro B chiusa dalle 15:00 (biglietteria chiusa dalle 14:00).

Per tutto il resto delle linee A e B della Metro di Roma non ci saranno problemi né variazioni d’orario.

Via Crucis 2016: dove vedere in TV e streaming

C’è molta attesa per la Via Crucis 2016 che si terrà oggi Venerdì Santo, giornata in cui si commemora la Passione di Cristo prima della resurrezione della Pasqua. La Via Crucis 2017 si potrà vedere in diretta TV, precisamente sui canali Rai.

L’inizio della trasmissione Rai è previsto per le 21:00, pochi minuti prima della partenza della Via Crucis 2017. Alla fine del corteo, precisamente alle 22:30, verrà trasmesso lo Speciale Venerdì SantoViaggio nella Chiesa di Francesco”.

Per chi non si trova davanti la TV ma non vuole perdersi la solennità della Via Crucis 2017 c’è la soluzione streaming. Infatti, la processione sarà trasmessa anche sul sito Rai TV.

Meditazioni Via Crucis 2017

Di seguito riportiamo il testo integrale delle meditazioni scritte dalla biblista francese Anne-Marie Pelletier. Un momento di preghiera al quale parteciperanno i cristiani da ogni parte del mondo.

INTRODUZIONE

L’Ora è dunque giunta. Il cammino di Gesù sulle strade polverose della Galilea e della Giudea, incontro ai corpi e ai cuori sofferenti, spinto dall’urgenza di annunciare il Regno, questo cammino si ferma qui, oggi. Sulla collina del Golgota. Oggi la croce sbarra la strada. Gesù non andrà più lontano.

Impossibile andare più lontano!

L’amore di Dio riceve qui la sua piena misura, senza misura.

Oggi l’amore del Padre, che vuole che, attraverso il Figlio, tutti gli uomini siano salvati, va fino alla fine, là dove noi non abbiamo più parole, dove siamo disorientati, dove la nostra religiosità è oltrepassata dall’eccesso dei pensieri di Dio.

Sul Golgota, infatti, contro tutte le apparenze, è questione di vita. E di grazia. E di pace. Si tratta non del regno del male che noi conosciamo fin troppo, ma della vittoria dell’amore.

E, proprio sotto la stessa croce, si tratta del nostro mondo, con tutte le sue cadute e i suoi dolori, i suoi appelli e le sue rivolte, tutto ciò che grida verso Dio, oggi, dalle terre di miseria o di guerra, nelle famiglie lacerate, nelle prigioni, sulle imbarcazioni sovraccariche di migranti…

Tante lacrime, tanta miseria nel calice che il Figlio beve per noi.

Tante lacrime, tanta miseria che non vanno perdute nell’oceano del tempo, ma sono raccolte da lui, per essere trasfigurate nel mistero di un amore in cui il male è inghiottito.

È della fedeltà invincibile di Dio alla nostra umanità che si tratta sul Golgota.

È una nascita che là si compie!

Dobbiamo avere il coraggio di dire che la gioia del Vangelo è la verità di questo momento!

Se il nostro sguardo non raggiunge questa verità, allora restiamo prigionieri delle reti della sofferenza e della morte. E rendiamo vana per noi la Passione di Cristo.

Preghiamo.

Signore, i nostri occhi sono oscuri. E come accompagnarti così lontano?

«Misericordia» è il tuo nome. Ma questo nome è una follia.

Scoppino i vecchi otri dei nostri cuori!

Guarisci il nostro sguardo perché s’illumini della buona notizia del Vangelo, nell’ora in cui restiamo ai piedi della Croce del tuo Figlio.

E noi potremo celebrare «l’ampiezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità» (Ef 3, 18) dell’amore di Cristo, col cuore consolato e abbagliato.

 

VIA CRUCIS

Prima stazione: Gesù è condannato a morte

Dal Vangelo secondo Luca

Appena fu giorno, si riunì il consiglio degli anziani del popolo, con i capi dei sacerdoti e gli scribi; lo condussero davanti al sinedrio (22, 66).

Dal Vangelo secondo Marco

Tutti sentenziarono che era reo di morte. Alcuni si misero a sputargli addosso, a bendargli il volto, a percuoterlo e a dirgli: “Fa’ il profeta!”. E i servi lo schiaffeggiavano (14, 64-65).

Meditazione

Non servirono molte discussioni agli uomini del Sinedrio per pronunciarsi. Già da molto tempo la causa era decisa. Gesù deve morire!

Così pensavano già quelli che volevano buttarlo giù dalla scarpata del colle, il giorno in cui, nella sinagoga di Nazaret, Gesù aveva aperto il rotolo proclamando in prima persona le parole del libro di Isaia: «Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione […] a proclamare l’anno di grazia del Signore» (Lc 4, 18. 19).

Già quando aveva guarito il paralitico alla piscina di Betzatà, inaugurando il sabato di Dio che libera da tutte le schiavitù, le mormorazioni omicide si erano gonfiate contro di lui (cfr Gv 5, 1-18).

E, nell’ultimo tratto di strada, mentre saliva a Gerusalemme per la Pasqua, il cappio si era stretto, inesorabilmente: egli non sarebbe più sfuggito ai suoi nemici (cfr Gv 11, 45-57).

Ma dobbiamo avere una memoria ancora più lunga. A partire da Betlemme, dai giorni della sua nascita, Erode aveva decretato che egli doveva morire. La spada degli sbirri del re usurpatore massacrò i bambini di Betlemme. Quella volta Gesù sfuggì alla loro furia. Ma solo per un certo tempo. Già egli non era più che una vita in sospeso. Nel pianto di Rachele sui suoi figli che non sono più, risuona, a singhiozzi, la profezia del dolore che Simeone annuncerà a Maria (cfr Mt 2, 16-18; Lc 2, 34-35).

Preghiera

Signore Gesù, Figlio prediletto, che sei venuto a visitarci, passando in mezzo a noi e facendo il bene, riportando alla vita quanti abitano l’ombra della morte, tu conosci i nostri cuori tortuosi.

Noi affermiamo di essere amici del bene e di volere la vita. Ma siamo peccatori e complici della morte.

Noi ci proclamiamo tuoi discepoli, ma prendiamo strade che si perdono lontano dai tuoi pensieri, lontano dalla tua giustizia e dalla tua misericordia.

Non abbandonarci alle nostre violenze.

La tua pazienza per noi non si esaurisca.

Liberaci dal male!

Pater noster

«Popolo mio, che male ti ho fatto? In che ti ho provocato? Dammi risposta.»

Seconda stazione: Gesù è rinnegato da Pietro

Dal Vangelo secondo Luca

Passata circa un’ora, un altro insisteva: «In verità, anche questi era con lui; infatti è galileo». Ma Pietro rispose: «O uomo, non so quello che dici». E in quell’istante, mentre ancora parlava, un gallo cantò. Allora il Signore si voltò e fissò lo sguardo su Pietro, e Pietro si ricordò della parola che il Signore gli aveva detto: «Prima che il gallo canti, oggi mi rinnegherai tre volte». E, uscito fuori, pianse amaramente (22, 59-62).

Meditazione

Intorno ad un braciere, nel cortile del Sinedrio, Pietro e qualcun altro si riscaldano in quelle ore fredde della notte, attraversate da febbrili andirivieni. All’interno, la sorte di Gesù sta per decidersi, nel faccia a faccia con i suoi accusatori. Chiederanno la sua morte.

Come una marea che sale, intorno cresce l’ostilità. Come si infiamma la stoppia, l’odio attecchisce e si moltiplica. Ben presto una folla urlante esigerà da Pilato la grazia per Barabba e la condanna di Gesù.

Difficile dichiararsi amico di un condannato a morte senza essere attraversato da un brivido di terrore. La fedeltà intrepida di Pietro non riesce a resistere alle parole sospettose della serva, la portinaia del luogo.

Riconoscere che è discepolo del rabbi galileo, sarebbe dare più peso alla fedeltà a Gesù che alla propria vita! Quando implica tale coraggio, la verità fa fatica a trovare dei testimoni… Gli uomini sono fatti in modo che allora molti le preferiscono la menzogna; e Pietro appartiene alla nostra umanità. Tradisce, a tre riprese. Poi incrocia lo sguardo di Gesù. E le sue lacrime scendono, amare eppure dolci, come acqua che lava una sporcizia.

Presto, passato qualche giorno, vicino a un altro fuoco di brace, sulla riva del lago, Pietro riconoscerà il suo Signore risorto, che gli affiderà la cura delle sue pecore. Pietro imparerà senza misura il perdono che il Risorto pronuncia su tutti i nostri tradimenti. E prenderà parte ad una fedeltà che, da allora in poi, gli farà accettare la propria morte come un’offerta unita a quella di Cristo.

Preghiera

Signore, nostro Dio, tu hai voluto che sia Pietro, il discepolo rinnegato e perdonato, a ricevere l’incarico di guidare il tuo gregge.

Imprimi nei nostri cuori la fiducia e la gioia di sapere che, in te, possiamo attraversare i burroni della paura e dell’infedeltà.

Fa’ che, istruiti da Pietro, tutti i tuoi discepoli siano i testimoni dello sguardo che tu posi sulle nostre cadute. Che mai le nostre durezze o le nostre disperazioni rendano vana la Risurrezione del tuo Figlio!

Pater noster

Cristo morto per i nostri peccati,
Cristo risorto per la nostra vita,
ti preghiamo, abbi pietà di noi.

Terza stazione: Gesù e Pilato

Dal Vangelo secondo Marco

Al mattino, i capi dei sacerdoti, con gli anziani, gli scribi e tutto il sinedrio, dopo aver tenuto consiglio, misero in catene Gesù, lo portarono via e lo consegnarono a Pilato. I capi dei sacerdoti lo accusavano di molte cose. Pilato, volendo dare soddisfazione alla folla, rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso (15, 1. 3. 15).

Dal Vangelo secondo Matteo

Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto aumentava, prese dell’acqua e si lavò le mani davanti alla folla, dicendo: «Non sono responsabile di questo sangue. Pensateci voi!» (27, 24).

Dal libro del profeta Isaia

Noi tutti eravamo sperduti come un gregge, ognuno di noi seguiva la sua strada; il Signore fece ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti (53, 6).

Meditazione

Roma di Cesare Augusto, la nazione civilizzatrice, le cui legioni si propongono la missione di conquistare i popoli per portare loro i benefici del suo giusto ordine.

Roma, presente anche alla Passione di Gesù nella persona di Pilato, il rappresentante dell’Imperatore, il garante del diritto e della giustizia in terra straniera.

Eppure, lo stesso Pilato che dichiara di non trovare alcuna colpa in Gesù, è colui che ratifica la sua condanna a morte. Nel pretorio dove Gesù viene processato, la verità risplende: la giustizia dei pagani non è superiore a quella del Sinedrio dei Giudei!

Decisamente questo Giusto, che attira stranamente su di sé i pensieri omicidi del cuore umano, riconcilia ebrei e pagani. Ma lo fa, per ora, rendendoli ugualmente complici dell’uccisione di lui stesso. Tuttavia, viene il momento, anzi è vicino, in cui questo Giusto li riconcilierà in altro modo, per mezzo della Croce e di un perdono che li raggiungerà tutti, ebrei e pagani, li guarirà insieme dalle loro vigliaccherie e li libererà dalla loro comune violenza.

Una sola condizione per aver parte a questo dono: sarà confessare l’innocenza dell’unico Innocente, l’Agnello di Dio immolato per il peccato del mondo; sarà rinunciare alla presunzione che mormora dentro di noi: «Io sono innocente del sangue di quell’uomo»; sarà dichiararsi colpevoli, nella fiducia che un amore infinito avvolge tutti, ebrei e pagani, e che tutti Dio chiama a diventare suoi figli.

Preghiera

Signore, nostro Dio, davanti a Gesù consegnato e condannato, noi non sappiamo fare altro che discolparci e accusare gli altri. Per tanto tempo noi cristiani abbiamo addossato al tuo popolo Israele il peso della tua condanna a morte. Per tanto tempo abbiamo ignorato che dovevamo riconoscerci tutti complici nel peccato, per essere tutti salvati dal sangue di Gesù crocifisso.

Donaci di riconoscere nel tuo Figlio l’Innocente, l’unico di tutta la storia. Lui che ha accettato di essere “fatto peccato per noi” (cfr 2 Cor 5, 21), affinché per mezzo di lui tu potessi ritrovarci, umanità ricreata nell’innocenza nella quale ci hai creato, e nella quale ci rendi tuoi figli.

Pater noster

Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?

Quarta stazione: Gesù re della gloria

Dal Vangelo secondo Marco

I soldati lo condussero dentro il cortile, cioè nel pretorio, e convocarono tutta la truppa. Lo vestirono di porpora, intrecciarono una corona di spine e gliela misero attorno al capo. Poi presero a salutarlo: «Salve, re dei Giudei!» (15, 16-18).

Dal libro del profeta Isaia

Non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi, non splendore per poterci piacere. Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia; era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima. Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori; e noi lo giudicavamo castigato, percosso da Dio e umiliato (53, 2-4).

Meditazione

Banalità del male. Sono innumerevoli gli uomini, le donne, persino i bambini violentati, umiliati, torturati, assassinati, sotto tutti i cieli e in ogni tempo della storia.

Senza cercare protezione nella condizione divina che gli è propria, Gesù si inserisce nel terribile corteo delle sofferenze che l’uomo infligge all’uomo. Conosce l’abbandono degli umiliati e dei più derelitti.

Ma quale aiuto ci può dare la sofferenza di un innocente in più?

Colui che è uno di noi è prima di tutto il Figlio prediletto del Padre, che viene a compiere ogni giustizia con la sua obbedienza.

E all’improvviso tutti i segni si capovolgono. Ecco che le parole e i gesti di scherno dei suoi torturatori ci svelano – oh paradosso assoluto – l’insondabile verità: quella della vera, dell’unica regalità, manifestata come un amore che non ha voluto sapere altro che la volontà del Padre e il suo desiderio che tutti gli uomini siano salvati. «Sacrificio e offerta non gradisci […]. Allora ho detto: “Ecco, io vengo. Nel rotolo del libro su di me è scritto di fare la tua volontà”» (Sal 40, 7-9).

Questa ora del Venerdì Santo lo proclama: c’è una sola gloria in questo mondo e nell’altro, quella di conoscere e compiere la volontà del Padre. Nessuno di noi può ambire a una dignità più alta di quella di essere figlio in Colui che si è fatto obbediente per noi fino alla morte di croce.

Preghiera

Signore, nostro Dio, ti preghiamo: in questo giorno santo che porta a compimento la rivelazione, abbatti in noi e nel nostro mondo gli idoli. Tu conosci il loro potere sulle nostre menti e sui nostri cuori.

Abbatti in noi le figure menzognere del successo e della gloria.

Abbatti in noi le immagini che sempre riemergono di un Dio secondo i nostri pensieri, un Dio distante, così lontano dal volto rivelato nell’alleanza e che si manifesta oggi in Gesù, al di là di ogni previsione, al di sopra di ogni speranza. Lui che confessiamo come l’«irradiazione della [tua] gloria» (Eb 1, 3).

Fa’ che entriamo nella gioia eterna, che ci fa acclamare in Gesù rivestito di porpora e coronato di spine, il re della gloria che canta il salmo: «Alzate, o porte, la vostra fronte, alzatevi, soglie antiche, ed entri il re della gloria» (24, 9).

Pater noster

Alzate, o porte, la vostra fronte,
alzatevi, soglie antiche,
ed entri il re della gloria.

Quinta stazione: Gesù porta la croce

Dal Libro delle Lamentazioni

Voi tutti che passate per la via, considerate e osservate se c’è un dolore simile al mio dolore, al dolore che ora mi tormenta, e con cui il Signore mi ha afflitta nel giorno della sua ira ardente (1, 12).

Dal Salmo 146

Beato chi ha per aiuto il Dio di Giacobbe: la sua speranza è nel Signore suo Dio […]. Il Signore libera i prigionieri, il Signore ridona la vista ai ciechi, il Signore rialza chi è caduto, […] il Signore protegge i forestieri, egli sostiene l’orfano e la vedova (146, 5. 7-8. 9).

Meditazione

Lungo l’aspro cammino del Golgota, Gesù non ha portato la croce come un trofeo! Egli non somiglia in nulla agli eroi della nostra fantasia che abbattono trionfanti i loro malvagi nemici.

Passo dopo passo ha camminato, il corpo sempre più pesante e più lento. Ha sentito la sua carne intaccata dal legno del supplizio, le gambe fiaccate sotto il carico.

Di generazione in generazione, la Chiesa ha meditato questa via segnata da inciampi e cadute.

Gesù cade, si rialza, poi ricade, riprende il cammino sfibrante, probabilmente sotto i colpi delle guardie che lo scortano, perché è così che sono trattati, maltrattati, i condannati in questo mondo.

Colui che ha fatto alzare i corpi allettati, raddrizzato la donna curva, strappato dal letto di morte la figlia di Giairo, rimesso in piedi tanti afflitti, eccolo oggi affondato nella polvere.

L’Altissimo è a terra.

Fissiamo lo sguardo su Gesù. Attraverso di lui, l’Altissimo ci insegna che è al tempo stesso – incredibile! – Il più Umile, pronto a scendere fino a noi, ancora più giù se necessario, così che nessuno si perda nei bassifondi della propria miseria.

Preghiera

Signore, nostro Dio, tu scendi nel profondo della nostra notte, senza porre limiti alla tua umiliazione, perché è in essa che raggiungi la terraspesso ingrata, a volte devastata, delle nostre vite.

Noi ti supplichiamo: fa’ che la tua Chiesa possa testimoniare che l’Altissimo e Il più Umile sono in te un solo volto. Concedile di portare a tutti coloro che cadono la buona novella del Vangelo: non c’è caduta che possa sottrarci alla tua misericordia; non c’è perdita, non c’è abisso tanto profondo che tu non possa ritrovare chi si è smarrito.

Pater noster

Ecco, io vengo, o Dio, a fare la tua volontà.

Sesta stazione: Gesù e Simone di Cirene

Dal Vangelo secondo Luca

Mentre lo conducevano via, fermarono un certo Simone di Cirene che tornava dai campi e gli misero addosso la croce, da portare dietro a Gesù (23, 26).

Dal Vangelo secondo Matteo

«Quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?» (25, 37-39).

Meditazione

Gesù inciampa lungo la via, la schiena schiacciata sotto il peso della croce. Ma bisogna andare avanti, camminare, e ancora camminare, perché è il Golgota, il sinistro “luogo del Cranio”, fuori dalle mura della città, la meta della squadriglia che incalza Gesù.

Passa di lì in quel momento un uomo, con le braccia robuste. Appare estraneo agli eventi del giorno. Sta tornando a casa, ignaro di tutta la vicenda del rabbi Gesù, quando viene precettato dalle guardie per portare la croce.

Che cosa avrà saputo del condannato spinto dalle guardie al supplizio? Cosa poteva conoscere di colui che «non aveva più aspetto d’uomo», come il servo sfigurato di Isaia?

Della sua sorpresa, forse di un suo iniziale rifiuto, della pietà che lo ha colto, nulla ci è detto. Il Vangelo ha conservato soltanto la memoria del suo nome: Simone, originario di Cirene. Ma il Vangelo ha voluto portare fino a noi il nome di questo libico e il suo umile gesto d’aiuto anche per insegnarci che, alleviando il dolore di un condannato a morte, Simone ha alleviato il dolore di Gesù, il Figlio di Dio, che ha incrociato la sua strada nella condizione di schiavo, assunta per noi, assunta per lui, per la salvezza del mondo. Senza che lui lo sapesse.

Preghiera

Signore, nostro Dio, tu ci hai rivelato che in ogni povero che è nudo, prigioniero, assetato, sei tu che ti presenti a noi, e sei tu che noi accogliamo, visitiamo, rivestiamo, dissetiamo: «Ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi» (Mt 25, 35-36). Mistero del tuo incontro con la nostra umanità! Così tu raggiungi ogni uomo! Nessuno è escluso da questo incontro, se accetta di essere uomo di compassione.

Noi ti presentiamo, come un’offerta santa, tutti i gesti di bontà, di accoglienza, di dedizione che vengono compiuti ogni giorno in questo mondo. Degnati di riconoscerli come la verità della nostra umanità, che parla più forte di tutti i gesti di rifiuto e di odio. Degnati di benedire gli uomini e le donne di compassione che ti rendono gloria, anche se non sanno ancora pronunciare il tuo nome.

Pater noster

Cristo morto per i nostri peccati,
Cristo risorto per la nostra vita,
ti preghiamo, abbi pietà di noi.

 

Settima stazione: Gesù e le figlie di Gerusalemme

Dal Vangelo secondo Luca

Lo seguiva una grande moltitudine di popolo e di donne che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. Ma Gesù, voltandosi verso di loro, disse: «Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. […] Perché, se si tratta così il legno verde, che avverrà del legno secco?» (23, 27-28. 31).

Meditazione

Il pianto che Gesù affida alle figlie di Gerusalemme come un’opera di compassione, questo pianto delle donne non manca mai in questo mondo.

Esso scende silenziosamente sulle guance delle donne. Più spesso ancora, probabilmente, in modo invisibile, nel loro cuore, come le lacrime di sangue di cui parla Caterina da Siena.

Non che le lacrime spettino alle donne, come se la loro sorte fosse quella di piangere passive e impotenti, dentro una storia che gli uomini, da soli, sarebbero tenuti a scrivere.

Infatti i loro pianti sono anche, e innanzitutto, tutti quelli che esse raccolgono, lontano da ogni sguardo e da ogni celebrazione, in un mondo in cui c’è molto da piangere. Pianto dei bambini terrorizzati, dei feriti nei campi di battaglia che invocano una madre, pianto solitario dei malati e dei morenti sulla soglia dell’ignoto. Pianto di smarrimento, che scorre sulla faccia di questo mondo che è stato creato, nel primo giorno, per lacrime di gioia, nella comune esultanza dell’uomo e della donna.

Ed anche Etty Hillesum, donna forte d’Israele rimasta in piedi nella tempesta della persecuzione nazista, che difese fino all’ultimo la bontà della vita, ci suggerisce all’orecchio questo segreto che lei intuisce alla fine della sua strada: ci sono lacrime da consolare sul volto di Dio, quando piange sulla miseria dei suoi figli. Nell’inferno che sommerge il mondo, lei osa pregare Dio: «Cercherò di aiutarti», gli dice. Audacia così femminile e così divina!

Preghiera

Signore, nostro Dio, Dio di tenerezza e di pietà, Dio pieno d’amore e di fedeltà, insegnaci, nei giorni felici, a non disprezzare le lacrime dei poveri che gridano a te e che ci chiedono aiuto. Insegnaci a non passare indifferenti accanto a loro. Insegnaci ad avere il coraggio di piangere con loro. Insegnaci anche, nella notte delle nostre sofferenze, delle nostre solitudini e delle nostre delusioni, ad ascoltare la parola di grazia che tu ci rivelasti sul monte: «Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati» (Mt 5, 4).

Pater noster

Cristo morto per i nostri peccati,
Cristo risorto per la nostra vita,
ti preghiamo, abbi pietà di noi.