Guardia Forestale nei Carabinieri: l’accorpamento è incostituzionale. E adesso?

Il Tar dell’Abruzzo boccia l’accorpamento: l’ultima decisione spetterà alla Corte di Cassazione.

L’accorpamento della Guardia Forestale nei Carabinieri è operativo da diversi mesi ma continua a far discutere. Infatti è stata appena pubblicata un’importante sentenza del Tar dell’Abruzzo – datata 9 giugno 2017 – con la quale i giudici del tribunale amministrativo, sezione Pescara, hanno risposto al ricorso presentato da tale Vincenzo Cesetti, sovrintendente trasferito dalla Forestale ai Carabinieri con l’attuazione della riforma Madia.

Il ricorrente (in totale sono stati 3.000 gli appartenenti al Corpo Forestale che hanno presentato ricorso) ha chiesto ai giudici amministrativi di poter continuare ad operare all’interno dell’ormai disciolta Guardia Forestale di non confluire in nessun’altra Forza Armata ad ordinamento militare, presentando come alternativa un accorpamento nella Polizia di Stato.

La decisione dei magistrati apre un nuovo capitolo sulla riforma Madia; pur non accogliendo la richiesta del ricorrente, il quale voleva l’annullamento della Legge Madia, infatti, il Tar dell’Abruzzo ha rilevato diversi profili di incostituzionalità della riforma.

Così come è stato attuato l’accorpamento viola più di un principio costituzionale ecco perché gli atti sono stati inviati alla Consulta che adesso avrà il compito di decidere sulla questione.

Perché l’accorpamento è incostituzionale

Secondo i giudici del Tar dell’Abruzzo la riforma Madia va contro all’articolo 2 della Costituzione poiché non viene rispettato il principio di autodeterminazione del Corpo Forestale.

L’articolo 2 della Costituzione recita così:

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Secondo il Tar del Lazio facendo assumere involontariamente lo status di militare agli ex appartenenti al Corpo Forestale si è limitato l’esercizio del diritto di autodeterminazione tutelato dalla Costituzione.

Nel contempo il tribunale amministrativo ha riscontrato una violazione dell’articolo 4 (“La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.”) perché l’assunzione dello status di militare ha comportato un radicale mutamento tra il rapporto di impiego e di servizio.

E non consentendo al personale del corpo sciolto di scegliere in quale Forza dell’Ordine – ad ordinamento civile e non militare – transitare sono stati violati anche gli articoli 76 e 77 della Costituzione, i quali rispettivamente prevedono che:

  • Articolo 76: L’esercizio della funzione legislativa non può essere delegato al Governo se non con determinazione di principi e criteri direttivi e soltanto per tempo limitato e per oggetti definiti.
  • Articolo 77: Il Governo non può, senza delegazione delle Camere, emanare decreti che abbiano valore di legge ordinaria.

La riforma Madia infatti è stata attuata tramite una “delega in bianco” dove i limiti per il Governo erano talmente pochi e mal definiti che l’esecutivo è riuscito a superarli, riformando il Corpo Forestale come meglio credeva.

Quindi, secondo il Tar dell’Abruzzo la riforma manca dell’esigenza di “razionalizzazione ed efficientismo della pubblica amministrazione”, alla quale invece si è appellata la Madia in questi mesi, violando tra i vari principi costituzionali anche quello che tutela l’ambiente.