Assenze per malattia: certificato “fai da te” per i primi tre giorni

Niente più visita medica per le assenze per malattia inferiori ai 3 giorni: le novità del ddl che sta facendo discutere in queste ore.

Novità importanti per le assenze per malattia: presto non bisognerà più rivolgersi al medico per i primi tre giorni di assenza, poiché sarà sufficiente presentare un’autodichiarazione.

Questa è la novità prevista dal disegno di legge presentato da Maurizio Romani di IdV e che attualmente si trova in esame presso la commissione Affari Costituzionale di Senato. Un ddl che in questi giorni ha ricevuto anche l’appoggio dell’ordine dei medici (Fnomceo) il quale da diversi mesi chiede che venga rivista la legge Brunetta che stabilisce le regole sul certificato medico.

Se la legge venisse approvata ci sarebbe una profonda rivoluzione per quanto riguarda i permessi per malattia, poiché per assentarsi da lavoro per un massimo di tre giorni non sarà più necessario rivolgersi al medico per la richiesta del certificato.

Sarà il paziente, infatti, a dichiarare di essere affetto da un malanno passeggero ma invalidante che gli impedisce di andare a lavoro. Il lavoratore sarà responsabile dell’auto-certificazione e di conseguenza verrà punito se dichiarerà il falso.

Come cambia il certificato medico per le assenze per malattia

Un testo di legge composto da soli 2 articoli ma che potrebbe rivoluzionare il tradizionale impianto che circonda le assenze per malattia. In caso di un piccolo malanno passeggero, infatti, non sarà più necessaria la visita medica; basterà una semplice chiamata del paziente il quale comunicherà al medico il proprio stato di malattia.

Sarà il medico poi a darne la comunicazione all’INPS e al datore di lavoro. Nel dettaglio, è l’articolo 2 del disegno di legge a stabilire che: “in tutti i casi di assenza per malattia protratta per un periodo inferiore a tre giorni il lavoratore comunica con sua esclusiva responsabilità il proprio stato di salute al medico curante, il quale provvede ad inoltrare apposita comunicazione telematica all’Istituto nazionale della previdenza sociale, nonché al datore di lavoro“.

Il lavoratore quindi sarà responsabile di un’eventuale falsa attestazione; in questo modo Romani, primo firmatario del ddl, ritiene di limitare le assenze di malattia da parte dei furbetti poiché questi non avranno più le spalle coperte dal certificato del medico curante. Infatti, se in seguito alla visita fiscale – per la quale sono in arrivo le nuove regole – il medico dell’INPS si renderà conto che il lavoratore ha dichiarato il falso quest’ultimo sarà sanzionato per il suo comportamento.

Il certificato del medico continuerà ad essere necessario per le assenze superiori ai tre giorni. A tal proposito il ddl riduce le pene per i medici colpevoli di falsa attestazione, spesso puniti con sanzioni superiori ai 1.000 euro per aver redatto un certificato in una maniera non conforme alla legge. Un comportamento che certamente va sanzionato, visto che è contrario alle norme in senso etico-deontologico, ma non con le pene “esorbitanti” previste oggi per questo tipo di errori.

Nuove regole per le assenze per malattia: medici favorevoli, sindacati contrari

Il vicepresidente di Fnmceo – Maurizio Scassola – si è detto favorevole alla proposta di legge presentata da Maurizio Romani. Secondo Scassola, infatti, le nuove regole non influiscono sul rapporto tra medico e paziente, che rimane “vivo” e “attivo“.

Il problema è che quando il paziente lamenta disturbi come mal di testa o lievi gastroenteriti per il medico è quasi impossibile accertare che questo dica il vero, e di conseguenza la diagnosi viene fatta su dei sintomi clinicamente non obiettivabili. Il medico non deve far altro che prendere atto di quanto lamentato dal paziente; ecco perché l’introduzione dell’autodichiarazione potrebbe essere uno strumento molto utile in quanto solleva il medico da ogni responsabilità.

Scassola poi si dice convinto del fatto che questa novità non favorirà l’assenteismo, in quanto “siamo un Paese maturo“.

Chi invece non è assolutamente d’accordo è il segretario della UIL, Carmelo Barbagallo, il quale ha bocciato la proposta perché convinto del fatto che i medici di base in questo modo si risparmieranno una responsabilità, non facendo un lavoro per il quale sono pagati. Secondo Barbagallo già oggi sono troppi i certificati medici che si fanno per telefono, con l’approvazione della legge si potrebbe far scattare un fenomeno senza controllo.