Forze Armate: il secondo lavoro è sempre incompatibile?

Per i dipendenti delle Forze Armate è sempre proibito avere un secondo lavoro, dato che rappresenta un reato ai danni dello Stato. Ecco tutto quello che c’è da sapere sull’argomento.

Il secondo lavoro per i dipendenti delle Forze Armate italiane è da sempre stato motivo di discussione. Come tutti dovrebbero sapere, però, si tratta di una truffa ai danni dello Stato ed è quindi proibito svolgere una doppia attività per il personale militare. Ci sono però delle eccezioni, dato che comunque il secondo lavoro può essere svolto a meno che non sia compatibile con l’impegno nel proprio corpo.

L’esempio lampante è stato il caso di un dipendente della Guardia di Finanza che era impegnato nel controllo tributario ed era stato assunto da uno studio privato di consulenza tributaria. Il conflitto di interessi, però, è sempre possibile per un dipendente dello Stato, ecco perché la Pubblica Amministrazione prevede che il secondo impiego sia permesso solo previa autorizzazione da parte dell’Amministrazione competente e solo nel caso in cui ne risenta la qualità del servizio. Ecco cosa è previsto nei casi di doppio lavoro per i dipendenti delle Forze Armate italiane.

secondo lavoro
La Guardia di Finanza italiana

Le cause di incompatibilità con il secondo lavoro

Come nella Pubblica Amministrazione, anche nelle Forze Armate non è permesso svolgere il secondo lavoro, dato che comunque il militare percepisce uno stipendio in modo continuativo in aggiunta alla retribuzione ricevuta nel corpo di appartenenza.

Il dipendente della PA, fra l’altro, è al servizio della nazione, considerato che dal suo lavoro dipende il buon andamento della macchina amministrativa. A sancirlo è la Costituzione stessa (Articolo 97), oltre che una Sentenza della Cassazione.

Il secondo lavoro, quindi, è ammesso solo previa autorizzazione, con deroga nella retribuzione, a patto che venga attestata l’assenza di un conflitto di interessi. Il caso di cui vi parliamo riguarda un dipendente della Guardia di Finanza assunto con regolare contratto da uno studio tributario. Ecco cosa è successo.

La truffa dell’agente della Guardia di Finanza

In pratica il dipendente della Guardia di Finanza non ha rispettato le deroghe esposte sopra riguardo il divieto di un secondo lavoro, in quanto grazie alla laurea conseguita durante il servizio, l’agente ha poi ottenuto un posto di consulente in uno studio tributario.

Il primo errore che ha fatto l’agente è stato sicuramente quello di non dare comunicazione del secondo lavoro all’Amministrazione. Il conseguente conflitto d’interessi, poi, non lascia davvero spazio ad alcun dubbio: la sua funzione di pubblico ufficiale potrebbe permettere agevolazioni nel lavoro di consulente e questo ovviamente non è permesso.

Il secondo lavoro, infatti, permette di percepire un doppio stipendio e anche questo è un elemento incompatibile. La Legge, infatti, obbliga il dipendente delle Forze Armate a restituire quanto percepito durante il secondo lavoro. A decretarlo è stata la Sentenza della Corte dei Conti 216/2014.

Nel caso della Guardia di Finanza, infine, è previsto che la persona incriminata abbandoni uno dei due lavori. Il colpevole subisce poi una rimozione di grado come pena accessoria.