Infermieri contro OSS: dura presa di posizione del Migep

OSS e infermieri possono convivere anche dopo la nascita dell’area socio-sanitaria: il Migep e il sindacato Human Caring SHC rispondono alle accuse degli infermieri.

Nuovo capitolo dello scontro di dichiarazioni che vede gli infermieri da una parte e gli OSS dall’altra.

In questi giorni sul portale web Nurse24 è stato pubblicato un articolo a firma della dott.ssa Mangiacavalli titolato “gli Infermieri non accettano consigli da MIGEP” nel quale viene affrontato il tema dell’imminente riconoscimento degli OSS come professione sanitaria.

Un articolo che ha suscitato la reazione dell’associazione MIGEP e del sindacato professionale Human Caring SHC; alla nostra redazione infatti è stata inviata una lettera sottoscritta da Angelo Minghetti del Migep e da Matteo Giacchetta di Human Caring con la quale ci è stato chiesto di replicare alle accuse della dott.ssa Mangiacavalli

Noi di Notizie&Informazioni abbiamo scelto di dargli lo spazio richiesto, ma allo stesso tempo siamo disponibili per eventuali repliche dei soggetti tirati in causa. Di seguito riportiamo l’articolo completo con il quale gli OSS intendono rispondere agli infermieri.

L’IPASVI INCATENA GLI OSS

di Angelo Minghetti e Matteo Giacchetta.

L’intimo e profondo significato che assume essere un professionista infermiere, non può trovare riscontro in sterili contraddittori sollevati, in questo caso, dal proprio collegio!

Appare assurdo come dopo 15 anni si sia dovuto arrivare a queste provocazioni, che puramente propedeutiche, riteniamo sane al contesto. Potendo oggi finalmente parlare dell’Oss, si è dovuti arrivare ad una levata di scudi per far sentire la voce dei 200.000 Operatori sul territorio nazionale che rappresentiamo.

Lo scrivente sindacato di categoria, storicamente in accordo con la federazione Migep, si vede esterrefatto dalle conclusioni offensive tratte dalla dott.ssa Mangiacavalli su un suo articolo uscito in questi giorni nel quale si definisce – in sintesi – l’OSS come un operatore tecnico che ha il dovere di rimanere tale, nella sua funzione di “collaboratore depensante” dell’infermiere. OSS definiti come “sapienti“,”arroganti“, non appartenenti alla professione infermieristica.

Ma ciò che è stato detto dalla Federazione Migep, nella persona del suo rappresentate nazionale Angelo Minghetti, oltre che ad essere una disperata e necessaria verità, è il rilancio di una voce, quella di un intera categoria di lavoratori, che chiedono l’ascolto di un sistema sanitario che dopo averli creati li ha dimenticati, emarginati e relegati ai loro compiti nel lavoro di tutti i giorni , senza neanche sentirsi parte della categoria sanitaria. A tal proposito la lettera della Dott.ssa Mangiacavalli è un ulteriore affossamento per gli Oss, a cui sembra dire: “Fai del bene e scordatelo, fai del male e pensaci“.

Sollevare una problematica che ogni giorno si legge costantemente su ogni social è un’ultima spiaggia necessaria, dopo anni di confronti. Proprio ora se ne sta parlando, proprio adesso che l’Area delle professioni Sociosanitarie è alle porte. Non si può dare la scusante unica di una mala gestione del personale Oss da parte delle aziende locali; quando la problematica si eleva a livello nazionale, significa che per più della metà delle realtà sul territorio ne soffrono.

Ci stiamo chiedendo dunque, se le polemiche seguite agli articoli scritti da Minghetti, nel quale viene fatto un tracciato della direzione che sta prendendo la professione dell’infermiere, non evidenzino più una spaccatura nella categoria degli infermieri – che si domandano “a chi tocca fare cosa e chi lo deve fare“, o se è più una scusa per continuare a relegare la rappresentata categoria Oss al loro ruolo tecnico esecutivo, nascondendola dietro alla parola ” preziosa collaborazione“, che assomiglia però più ai ranghi dell’esercito in cui non esiste la “collaborazione” ma figura di “supporto”. Ordini dati su una scala di gradi in una gerarchia dei ruoli; questo sembra essere il futuro che gli infermieri vorrebbero per gli OSS.

A queste dichiarazioni noi ci sentiamo di rispondere che “nessuno è di supporto a nessuno, tutti siamo un’ èquipe”.

Nel decreto sull’Oss, il termine “di supporto” non esiste, bisogna eliminarlo dal linguaggio normale come è stato cancellato il termine paramedico dalla professione dell’infermiere. Bisogna stabilire il campo di attività specifico con la sua propria dignità.

Le attività non devono essere imposte a nessun altro, ognuno nell’equipe ha il proprio ruolo – cosa che l’Oss non ha – si è tutti integrati in un lavoro. Qui si parla di equipe sanitaria ma è esattamente il contrario: di affermato c’è solo l’infermiere.

Le problematiche di salute degli assistiti, spesso correlati alla non piena autosufficienza, entrano all’interno di team multidisciplinari e multiprofessionali – dalla interprofessionalità e dalla valorizzazione e dignità – dove ognuno con il proprio ruolo all’interno di un percorso è in grado di prendere in carico il paziente.

Le polemiche non nascono dai libri o dalle letture, ne si possono fare da dietro una scrivania.

Migep ha denunciato una situazione grave, che possiamo inquadrare nell’ottica che Minghetti stesso ha già dato molto critica. Da una parte l’infermiere si eleva, su gradini sempre più alti, lavorando su sé stesso e sulla propria professione, rilanciandola con temi importanti, facendo proprie competenze sempre più di tipo medico, parlando di prescrizione infermieristica (ecografie, master, specializzazioni).

Aldilà dell’ignoranza di cui soffriamo, siamo coscienti della professione infermieristica, che nelle U.O Ospedaliere soprattutto, gioca un ruolo fondamentale nell’intero management clinico assistenziale, poiché sommersi da burocrazia, responsabilità sempre maggiori e carichi di lavoro gravosi.

Dall’altra parte abbiamo la rappresentata categoria Oss, che ad oggi è alla stregua del tutto fare, utilizzati su tutti i fronti, ricoprendo ruoli con mansioni singolari, dal barelliere al portalettere, per finire all’amministrativo. Nei reparti poi sconfina troppe volte nelle competenze infermieristiche, in cui qua è doveroso denunciare l’abuso di professione, forse dipeso da mobbing da parte di nobili infermieri o da condizioni contrattuali sempre troppo precarie.

L’Oss oggi è costretto per forza di cose a compiere atti abusivi, di tipo infermieristico, nei privati o nei contesti socio-assistenziali. Il giro letti, l’igiene del malato, imboccare un paziente, mobilizzarlo, cambiare un pannolone, a chi compete?

Eppure come nei vari articoli sottoscritti dal Migep, non parliamo di “a chi tocca, a chi no” ma di “chi può fare cosa, e chi non può“. All’Oss, sicuramente toccherà il pannolone e l’igiene, perché l’infermiere divenendo ordine si sente oberato dai suoi compiti.

Eppure è all’infermiere che spetta la responsabilità di tutto ciò che l’Oss svolge in “non autonomia” ma in collaborazione , gravando ancor più su di esso. A questo punto la domanda sorge spontanea: perché allora non permettere all’Oss di far proprie alcune mansioni e quelle competenze, responsabilizzandolo tramite un riconoscimento adeguato ed una formazione rivista?

Affermazioni come quella che segue, della Dott.ssa Mangiacavalli, stimolano un pensiero, soprattutto in chiusura. Qui infatti si lascia andare con un’affermazione che ci lascia basiti, anche perché non è la prima volta che rilascia termini offensivi considerato che anche la sua precedente -ora senatrice- aveva definito l’Oss “accozzaglia di figure che sanitarie non sono” . 

Citiamo il tratto di intervista al quale ci riferiamo:

“[…] gli infermieri hanno titolo a intervenire in merito al profilo e dell’attività dell’Oss per chiaro mandato professionale, visto che la legge specifica che questa figura tecnica (ruolo tecnico, non sanitario) che in base alle norme ha il compito su indicazione e valutazione dell’infermiere di svolgere attività che aiutino le persone a soddisfare i bisogni di base. ”

Ci porta a intravedere un’intento un po altezzoso, letto tra le righe, di volersi affermare a “baronato” totalitario, incisivo sulla vita professionale della categoria Oss, da parte degli Infermieri, utilizzando e relegando l’Operatore socio sanitario a prolungamento di sé stessi, alla stregua di strumenti o apparecchi d’uso comune, che l’infermiere ha a sua disposizione e utilizza per finalizzare i propri obiettivi.

Affermazione da cui per onestà intellettuale crediamo sia giusto prendere le distanze, soprattutto ora che in un ulteriore passo avanti che infermieri ed Oss stanno facendo sembra avere una finalità dissuasiva.

mPasso avanti dicevamo per infermieri ed Oss: gli uni ottenendo i titoli di “professionista specialista” e “professionista esperto“, dando la possibilità di ulteriore crescita professionale all’infermiere, gli altri con l’uscita dall’area tecnica e l’ingresso nell’area delle professioni socio-sanitarie (atto di indirizzo per il personale dei livelli-Ddl Lorenzin).

Fa bene invece a sollevare, la dott.ssa Mangiacavalli, la problematica economica e gestionale del sistema sanitario, nell’indebolimento della spesa, denunciando l’utilizzo improprio del personale da parte di alcune realtà.

Infine nelle conclusioni dell’articolo leggiamo una domanda: 

“mentre è calato di 8765 unità il numero degli infermieri, ma è aumentato nel ruolo tecnico il numero degli Oss di 22.846 unità. Un aumento che tuttavia non ha aiutato a quanto pare gli infermieri a evitare attività che non gli competono. Come mai? “

È di certo una bella domanda ,sopratutto nell’ultima parte, a cui vogliamo dare una sottolineatura rilanciandone noi stessi una: Quali attività non competono più all’infermiere? Perché l’aumento del personale “tecnico” non è stato di aiuto in questo?

Forse c’è bisogno di rivedere il profilo dell’Oss, individuare una figura intermedia tra l’Operatore Socio-Sanitario e l’infermiere per rendere più fluido la proposta. Di rivederne chiare le competenze, di rivalutare un percorso formativo, senza temere una prevaricazione indebita di competenze e senza alimentare una polemica sì sterile quando gli si dà un’impostazione a nostro parere denigratoria e ingiusta, nei confronti di una categoria che sente la necessità di crescere nell’interesse collettivo e nella lungimiranza di un sistema salute volto all’integrazione delle politiche sociali e santiarie, per il quale Migep e lo scrivente Sindacato OSS si adoperano nel dare all’Operatore Socio Sanitario la giusta area d’interesse nel nome che esso stesso porta.

Riteniamo necessario ed estremamente utile – soprattutto ora – trovare un incontro; mettiamoci intorno ad un tavolo, istituzioni, Ipasvi, Migep e Sindacato Oss, per studiare unitariamente delle soluzioni coerenti e per rivedere le competenze degli Oss.