L’evoluzione dell’OSS dalla nascita al riconoscimento

In redazione ci è arrivata la lettera di un OSS sull’importanza del ruolo del MIGEP: ecco cosa aspettarsi in futuro.

Sono giorni di grande discussione per il futuro degli Operatori Socio Sanitari. Dall’emendamento a firma dell’onorevole Donata Lenzi del Partito Democratico che porterà al riconoscimento degli OSS come personale sanitario, fino al progetto di legge depositato dal MIGEP per la nascita della figura del “Collaboratore Socio Sanitario”, il futuro di questa professione nei prossimi mesi potrebbe cambiare completamente.

E non sono mancate le polemiche, come quelle degli infermieri che vedono nel riconoscimento degli OSS come un demansionamento della loro professione. A tal proposito noi di Notizie&Informazioni abbiamo contattato il coordinatore del MIGEP, Angelo Minghetti, il quale nei prossimi giorni sarà protagonista in una nostra intervista.

Nel frattempo il coordinatore del MIGEP ci ha consigliato un articolo scritto da un OSS, Matteo Denny Giacchetta, nel quale è descritto in maniera chiara il percorso evolutivo di questa figura professionale, dal 2001 ad oggi.

Di seguito riportiamo in calce il testo dell’articolo, pubblicato anche da QuotidianoSanità.it.

L’evoluzione dell’OSS dalla nascita al riconoscimento

In Italia, nel panorama del servizio sanitario nazionale abbiamo potuto vedere come negli ultimi vent’anni ci sia stata una modifica sostanziale delle dinamiche con cui lo stesso si è posto al cittadino, nei servizi e all’utente ammalato nell’assistenza ospedaliera ed extraospedaliera.

Dalla centralizzazione dei servizi si è potuto veder scomparire i piccoli presidi e gli “ospedali di provincia”, come i molti ospedali specialistici, per poi riunirsi in grandi aziende ospedaliere, formando poli di eccellenza, lasciando però nell’idea della popolazione un vuoto nel vedersi chiudere tutti quei luoghi nelle piccole realtà di paese che conferivano una vicinanza di cure.

Conseguentemente a questo nuovo sistema di indirizzo operativo sanitario abbiamo vissuto il riordino delle figure operanti nel settore, dalla cessazione della formazione degli infermieri generici, alla riqualificazione degli infermieri diplomati, alla creazione della professione infermieristica, con un suo ordine e in questi anni poi, osserviamo il cammino degli infermieri verso una professione sempre più intellettuale.

Di pari passo, ma sempre un po troppo indietro, sono seguite tutte quelle figure ausiliarie e di supporto che da sempre hanno costellato l’universo del sistema sanitario, orbitandogli attorno, senza però mai essere prese in vera considerazione.

Ota, Osa, Asa, e nei servizi sociosanitari e assistenziali come gli Adest e gli assitenti tutelari, acronimi fantasma, oltre ai grandi protagonisti secolari della nostra sanità, gli Infermieri Generici e le puericultrici.

Nel 2001 a seguito di questi sconvolgimenti si è sentita la necessità di riunire le mansioni di queste figure, integrandole in una sola, la storia la sappiamo: nasce l’Operatore Socio-Santiario, con un profilo professionale.

Ma è poco chiaro, troppo sovrapponibile, nell’interpretazione, alle mansioni  infermieristiche, eppure è forse la prima figura nel comparto ad integrare, a partire dal proprio nome, le politiche sociali e sanitarie, una figura volta all’integrazione dei due grandi settori di previdenza sociale al cittadino.

Dal 2001 è proprio il Migep, (federazione delle professioni sanitarie e sociosanitarie) a raccogliere il senso di disorientamento di queste figure, facendosene carico e portavoce di nuove proposte.

Nella situazione odierna invece possiamo vedere come quello che oggi non definiremo piu sistema sanitario, ma “sistema salute”, si sta riorganizzando, di nuovo, prendendo una strada avvenieristica, ovvero quella che segue l’integrazione dell’area sanitaria e sociale, eleggendosi in una che possiamo denominare “area per l’integrazione delle politiche sanitarie e socio-assistenziali” che vede la decentralizzazione e la creazione di servizi integrati quali ospedali di rete, ospedali di comunità, case della salute, ed altre strutture a carattere Socio Sanitario-Assistenziale; ed è proprio qui che vogliamo collocare l’OSS come professionista.

Ora, in tutto ciò, è stato ed è Migep, prima e maggiormente rappresentativa associazione di categorie, che in quindici anni ha portato al confronto le istituzioni con le problematiche che si sono sollevate di anno in anno, giungendo ad oggi ad un punto di arrivo, di maturazione, comprendendo la strada giusta da percorrere, ovvero l’AREA SOCIOSANITARIA, che, attenzione, non è un punto di arrivo in effetti, ma bensì come già detto la maturazione di anni di impegno nel consentire alla categoria di trovare un senso per se stessa.

Migep ha lavorato nel dialogo e nel confronto per lungo tempo, stimolando i meccanismi sani che oggi hanno portato questa voce – Area sociosanitaria – in Senato.

Dal 2001 Migep si è presentato a Torino, Civitavecchia, Treviso, Salerno, Brindisi, Palermo, Udine, Enna, Bari, Genova, Latina, Potenza, Arezzo, Perugia, Firenza, Ancona, Roma, più volte e sono solo alcune, con convegni e manifestazioni.

Si è sempre avvalso del supporto democratico di sigle sindacali in coerenza, di professionisti lavoratori locali, di personalità rappresentative delle istituzioni, come il Dott. Saverio Proia a cui va un ringraziamento per essersi fatto portavoce e artefice dei meccanismi che oggi vedono questo risultato.

Lasciatemelo dire ha “fatto i fatti”, nel rispetto e nel dialogo e ad oggi MIGEP e la categoria OSS hanno il diritto di raccogliere i frutti degli sforzi fatti e non di certo di veder ancora osteggiato un loro diritto, all’uno, MIGEP, nel riconoscimento del proprio operato, all’altra, la categoria, il riconoscimento doveroso acquisito con anni di capovolgimenti di situazioni, che hanno visto farsi soffiare da sotto il naso per troppe volte l’ottenimento di un diritto che era ed è doveroso donargli.

D’altronde come già accaduto nel 2004 al tavolo di contrattazione nazionale per il contratto collettivo per gli OSS, in cui, assente il Migep, sindacati e istituzioni hanno surclassato la problematica dell’inquadramento degli OSS lasciandoli in area tecnica quando con il Decreto Legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 (Riordino della disciplina in materia sanitaria) era già sancita la creazione di un area specifica delle professioni sociosanitarie, in cui era possibile l’inserimento.

Dobbiamo ad oggi però anche denunciare quei misfatti che arrischiano solo di gravare sulla categoria, sui risultati ottenuti e, non per ultimo, sul nome di MIGEP e sugli sforzi fatti negli anni.

“Divide et impera” è un detto, fatto verbo, da fin troppe associazioni neonate, da sigle delle più svariate, da enti e falsi profeti che guardacaso proprio ora, al momento dei festeggiamenti (per cosi dire) fanno una levata di scudi contro.

Associazioni irrilevanti e sigle che ora alzano la cresta e la testa sopra la massa, escono dal guscio e vogliono cavalcare l’onda, arrogandosi indebitamente il successo di aver portato la categoria OSS vicina alla svolta.

Associazioni che per anni sono state silenti e nascoste, magari operanti solo nei territori locali, ma che mai hanno portato al confronto e al dialogo nazionale la categoria, Migep ne è testimone, Migep ha seduto, ad esempio al tavolo tecnico 2010-2012, (eh già proprio quello) venuto alla ribalta con un articolo recente redatto in modo fazioso e strampalato da una testata giornalistica infermieristica online, sul tema del Collaboratore Socio Sanitario, CSS, proposta di figura intermedia, li, nata e morta, attualmente.

Si attribuiscono meriti, si eleggono a portavoce dei risultati, ma senza un nulla di fatto, senza aver svolto nessun vero percorso, ma solo per lustro personale, per avere iscrizioni, e nel mondo informatico e “social” di oggi giorno, per avere piu “followers”. Ad oggi è corretto, con i risultati e gli sforzi compiuti, riconoscere in Migep una rappresentatività di categoria, che si è guadagnata portando gli OSS al cambiamento epocale, un’istituzione in materia di tutela degli OSS a cui andrebbe sempre e doverosamente fatto riferimento ogni qual volta che si vuole parlare di OSS.

Anche se qualcuno rema contro, finchè la nave Migep avrà più forza nella direzione giusta, non si fermerà, ed oggi anche grazie al sindacato di categoria OSS, Human Caring sanità, Migep ha un forte alleato nella condivisione dell’ottica delle strade da intraprendere. Sta alla categoria il dovere di sapersi riunire tutta, sostenendosi  e facendosi rappresentare da quei colleghi, che per quindici anni hanno portato le voci dei colleghi OSS sul piano del dialogo nazionale.

E’ nell’impegno futuro che Migep si proietta con nuove tappe, con in mano l’Area Socio Sanitaria possiamo chiedere di più.

Cosa cambierà per noi Oss con il riconoscimento di professionisti Sociosanitari, in questo nuovo settore? È tutto in programma, l’area permetterà l’apertura di lavori ministeriali, sia al Ministero della Salute che a quello dell’Istruzione, di fatto riprendendo le parole della on. Donata Lenzi, prima firmataria dell’emendamento che vede inserire l’OSS nella suddetta area, “operatori socio sanitari”:

“Hanno tutto il diritto di piena cittadinanza all’interno del nostro sistema sanitario… non sono nuovi ordini.. ma il riconoscimento di un settore professionale. […] Tutto l’ambito della formazione va sempre concertato con il ministero dell’istruzione e con accordi in conferenza Stato Regioni”.

Tramite i tavoli tecnici con le parti, Migep si proporrà ancora una volta portavoce, portando in questi le sue proposte:

  • Revisione della formazione, delle ore e degli enti che la svolgono, stop ai diplomifici;
  • Formazione continua, ECM;
  • Competenze, non mansioni, specifiche e non sovrapponibili a quelle dell’infermiere.

Saranno atti dovuti per l’avvento della nuova area che andrà a crearsi e cosi, di conseguenza, a delinearsi nelle sue figure.

Non si parla di ordini, come detto dall’on. Donata Lenzi, ma chissà, con Migep ci proporremo anche in questo, per fare dell’Operatore Socio Sanitario una professione valida, utile, riconosciuta economicamente e professionalmente, operante in un proprio settore di cui porta il nome, figura ambivalente e non ambigua.