OSS: la verità sul riconoscimento e sul Collaboratore Socio Sanitario. Intervista ad Angelo Minghetti del Migep

Operatore Socio Sanitario: quali diritti con il riconoscimento? Angelo Minghetti, coordinatore del Migep, ha risposto alle nostre domande.

La redazione di Notizie&Informazioni ha intervistato Angelo Minghetti, coordinatore del Migep, per fare chiarezza su come cambierà la professione degli OSS dopo il riconoscimento. Un’intervista nella quale sono stati toccati diversi temi, dal Collaboratore Socio Sanitario alle polemiche degli ultimi giorni da parte degli infermieri.

Per saperne di più vi consigliamo di continuare a leggere, perché di seguito trovate tutte le risposte alle domande che vi state ponendo in questi giorni caratterizzati da forti cambiamenti.

1) Salve signor Minghetti, la ringraziamo per aver scelto di rispondere alle nostre domande. Come prima cosa le chiediamo di spiegare ai nostri lettori qual è il ruolo del Migep, associazione della quale lei è coordinatore generale; in che modo vi fate portatori dei diritti degli Operatori Socio Sanitari?

Il Migep è un’associazione delle professioni sanitarie e sociosanitarie, voluta per rappresentare in sé tutte quelle categorie “dimenticate”, da 17 anni. A partire dagli infermieri generici e gli OSS, le puericultrici e tutte quelle figure che da sempre hanno visto impegnate migliaia di lavoratori in Sanità e nel sociale, che nel cambiamento epocale di questi ultimi 30 anni li ha visti abbandonati a sé stessi, per rivendicarne perciò i diritti e portarne le problematiche di fronte le istituzioni.

In che modo? Con strumenti di dialogo e confronto, avvalendosi della collaborazione di tutte quelle istituzioni e personalità che vogliono farsi carico della problematica, sensibilizzando perciò le stesse e la categoria intera ad un riscatto.

Convegni in buona parte d’italia, manifestazioni, incontri istituzionali, ad esempio, con il Ministero della Salute.

Il Migep ha partecipato dal 2010 al 2012 al Tavolo Ministero-Regioni su ruolo, funzioni, formazione e programmazione il fabbisogno dell’operatore sociosanitario in quanto associazione rappresentativa. Qui è stato predisposto un documento sottoscritto anche da questa federazione Migep e inviato a tutte le Regioni. (I partecipanti di questo tavolo Ministero della salute – Conferenza Stato Regioni – Organizzazioni Sindacali – Ipasvi – Collegio Ostetriche – Migep).

Il documento parla anche di etica, responsabilità e conoscenza di tutti i professionisti, con la questione da affrontare la collocazione dell’OSS attualmente nel ruolo tecnico invece che nel ruolo sanitario. Questi sono i punti all’interno del documento:

  1. RILEVARE I NUMERI DEGLI OSS AD OGGI FORMATI E IMPEGNATI NEI DIVERSI SETTORI SANITARIO, SOCIO SANITARIO, PUBBLICO, PRIVATO E TERZO SETTORE;
  2. REALIZZARE MOMENTI DI APPROFONDIMENTO E ANALISI SUI DIVERSI MODELLI ORGANIZZATIVI PER EVIDENZIARE EVENTUALI CRITICITÀ’ E DIFFERENZE TRA TERRITORI E REGIONI;
  3. MONITORARE , UNIFORMARE E MIGLIORARE L’ATTIVITÀ FORMATIVA DEGLI OSS COLLEGATA AL FABBISOGNO;
  4. UNIFORMARE E MIGLIORARE L’ATTIVITÀ FORMATIVA DEGLI OSS CHE DOVRÀ ESSERE SOTTO LA RESPONSABILITÀ DEL SSR E DEI SERVIZI SOCIALI;
  5. PROMUOVERE I MODELLI ORGANIZZATIVI POSITIVI GIÀ SPERIMENTATI IN ALCUNE REALTÀ ATTRAVERSO PERCORSI DEFINITI DA JOB DESCRIPTION;
  6. ATTIVARE UN PARTICOLARE OSSERVATORIO OSS NEL TERZO SETTORE COMPRESO ANCHE L’ASSISTENZA DOMICILIARE;
  7. VALORIZZARE UN CORRETTO UTILIZZO DELLE RISORSE OSS ATTRAVERSO MODELLI ORGANIZZATIVI CON PERCORSI DEFINITI;
  8. COMPLETARE IL PROCESSO DI RIQUALIFICAZIONE IN OSS DI TUTTI GLI OPERATORI (OTA-OSA-ASA – ADEST ECC);
  9. PROMUOVERE L’AGGIORNAMENTO PERMANENTE ANCHE PER L’OSS;
  10. PROMUOVERE UN CORRETTO IMPIEGO DEGLI OSS IN COERENZA CON L’ACCORDO STATO REGIONI DEL 2001;
  11. L’INSERIMENTO DELL’OSS NELL’EQUIPE ASSISTENZIALE CON LA RIDEFINIZIONE DEI PROCESSI DI LAVORO.

2) Voi siete stati tra i principali fautori del riconoscimento della figura degli Operatori Socio Sanitari e della nascita dell’Area Socio Sanitaria che trova realizzazione nell’emendamento a firma di Donata Lenzi che modifica il testo del Ddl Lorenzin che riordina le professioni sanitarie. Secondo lei il riconoscimento degli OSS è un traguardo o solamente un punto di partenza?

Guardi il disegno di legge 502/92 art 3 octies, indicava l’Istituzione dell’area delle professioni socio-sanitarie per figure formate a livello regionale. Norma mai attuata e inserita in nessun contratto di lavoro a causa di una negligenza sindacale che ha dato più valore a tessere intellettuali. Nel “Patto per la Salute” si intravedeva un forte stimolo attraverso l’integrazione socio-sanitaria; era opportuno a questo punto prefigurare nel CCNL la previsione di una specifica area delle professioni socio-sanitarie, in attesa della piena attuazione di quanto previsto dall’art.3 octies del D.Lgs n.502/92.

La creazione di questa specifica area delle professioni socio-sanitarie comporterebbe il superamento della desueta articolazione del personale nei quattro ruoli prevista dal lontano DPR n.761 del 1979 non più aderente all’evoluzione scientifica, tecnologica, normativa e formativa.

Partendo dalla legge 502/92, dal documento del 2012 scaturito al tavolo tecnico, dal patto della salute, dal fatto che la 761 andrà in pensione e che bisognava rivedere le attuali aree, il Migep ha posto fortemente attraverso convegni, manifestazioni, incontri con i politici l’applicazione dell’art 3 octies.

Nel convegno di risk management del 2015 ad Arezzo, viene data una forte incisività alla questione dell’area socio sanitaria accolta dai sindacati e dal Ministero della Salute. Nel convegno del 2016 a potenza il sottosegretario della salute presente sposa fortemente l’area socio sanitaria per l’OSS. Nel convegno al Senato sempre nel 2016 i sindacati sposano a pieno il progetto della nuova area. Questo ha permesso di costruire le piattaforme e l’atto di indirizzo a firma della conferenza stato regioni indirizzato all’Aran che dava finalmente quella dignità richiesta. 

Nel 2016 Il Mef punta il dito sull’area socio sanitaria segnalando una criticità e correttivi da mettere in atto a causa delle scarse risorse economiche. Il Migep attraverso convegni, manifestazioni sotto il ministero, incontri con le forze politiche ha permesso grazie anche al dottor Saverio Proia di raggiungere una meta importante un emendamento nel Ddl Lorenzin a firma di Donata Lenzi per ridurre i tempi di una legge considerato che il contratto nazionale di lavoro a breve sarà discusso.

Dopo 15 anni di percorso potremmo pensare sia un punto di arrivo, invece è tutt’altro, un vero punto di partenza per il riconoscimento della figura OSS.

L’area delle professioni sociosanitarie apre la possibilità di scenari di crescita non indifferenti: con una professione vera, Migep avrà l’opportunità di imprimere con ancor più vigore la propria idea, maturata negli anni dalla categoria, e svilupparla nella figura OSS all’interno di questa nuova area.

Un trampolino di lancio si può dire, che ci porta a tuffarci in un grande contenitore ora vuoto, ma che vogliamo arricchire con incontri tecnici e di confronto, rivedendo la formazione dell’OSS, le competenze, il profilo, aiutando a delineare una figura chiara e autonoma, responsabile e non più sovrapponibile a quella dell’infermiere.

3) Durante le scorse settimane abbiamo parlato di un disegno di legge – da voi presentato – che introduce una figura specializzata di OSS, il Collaboratore Socio-Sanitario. Questa figura, dopo 2.000 ore di corso, potrà somministrare farmaci su indicazione del medico. Secondo lei gli OSS sono pronti per un tale aumento di responsabilità?

Finalmente possiamo chiarire; la burrasca sul CSS è nata dall’articolo di un noto giornale di informazione infermieristica online che perseguendo un obbiettivo di critica ha strumentalizzato una notizia vecchia di 5 anni.

Il Collaboratore Socio Sanitario è stata una proposta IPASVI, presentata al tavolo tecnico 2010-2012 con ministero della salute, Migep, Ipasvi, regioni, sindacati. La proposta trattava l’ipotetica forma che avrebbe potuto avere una figura “intermedia”, tra OSS e infermiere, tale a quelle già esistenti in Europa recuperando la figura OSSS oggi non riconosciuta e non spendibile nel mondo lavorativo poiché formata in modo errata. Presa in considerazione dal Migep e modificata, per renderla più fruibile poiché veniva proposto sempre una figura ibrida e tecnica senza autonomia ampia nel svolgere funzioni infermieristiche di un certo spessore.

Bisognava creare una figura in grado di acquisire funzioni infermieristiche in collaborazione con l’OSS, recuperando le vecchie figure ancora esistenti e penalizzate da norme (inf. Generici – puericultrici), poiché l’infermiere si proiettava a diventare ordine con nuove competenze mediche.

Di proposta si è trattato, non vi è stato un nulla a seguire ed è rimasta tale, inserita nel database dei documenti prodotti sul sito del Senato, da cui sedicenti, hanno tratto con sgomento un articolo, gettando solo confusione. Il CSS NON ESISTE, ma in futuro potrà essere una valida proposta da ripresentare.

Comunque una strumentalizzazione fatta da alcuni infermieri per destabilizzare l’entrata dell’OSS nel profilo socio sanitario

4) Alle novità degli ultimi giorni ne sono seguite molte polemiche da parte degli infermieri, i quali non perdono occasione per attaccare il Migep. Secondo gli infermieri, infatti, il riconoscimento degli Operatori Socio Sanitari e l’evoluzione della professione che ne consegue porterà ad un demansionamento del loro ruolo. Cosa vuole rispondere alle loro accuse?

Non si tratta di demansionamento; come già scritto in molti articoli e come Migep ha sempre sostenuto un idea precisa, e portato avanti un obbiettivo, il riconoscimento dell’OSS come professione. In quali termini professione? È semplice farlo capire, nel panorama della Sanità ad oggi vi è una sola figura che detiene formazione, responsabilità, autonomia e competenze in toto: l’infermiere.

Ve ne è poi un altra che ha scarsa formazione, zero responsabilità , mansioni poco chiare: l’ Operatore Socio Sanitario. Con l’aggravante, quest’ultimo, di non avere chiara la propria area di interesse operativa; viene relegato dai piani di lavoro a svolgere qualsiasi tipo di mansione dal passare lo straccio a portare via i rifiuti, dal vuotare i sacchi delle divise, ad andare in magazzino a prendere materiali, al riordino della struttura, al trasporto del paziente e poi si tuffa nelle mansioni di carattere assistenziale, a volte sovrapponendosi con poca chiarezza a quelle competenze di tipo più infermieristico (assistenza diretta, aiuto nella deambulazione, giro letti, igiene personale, mobilizzazione del paziente operato, insomma.. vestire , lavare, imboccare, cambiare il pannolone, portare padelle e pappagalli, poi, coadiuvare l’infermiere nello svolgere le sue funzioni, nelle medicazioni o assisterlo nelle manovre più complesse).

Tutta questa seconda parte di atti che l’OSS svolge non le svolge in autonomia, ma su indicazione, oramai indiretta, (piani di lavoro) da parte dell’infermiere, o in modo diretto nelle richieste e nell’attribuzione che esso gli affibbia.

In molti luoghi perciò assistiamo ad infermieri oberati dai loro compiti, tra burocrazia e responsabilità di tipo manageriale, tra atti medici e manovre complesse, che lasciano a volte poco spazio a questi di adoperarsi nelle mansioni di assistenza di base, giro letti, cure igieniche. Cosa chiediamo quindi? Vogliamo che all’OSS vengano riconosciute quelle mansioni come proprie e se ne faccia dietro una professione. Il Migep non vuole uno pseudo-infermiere, un super OSS, o un mini-infermiere.

Non andremo a demansionare l’infermiere, casomai ad aiutarlo dando all’OSS responsabilità e competenze.

5) Ad un aumento delle responsabilità ne dovrà seguire uno retributivo. Secondo lei quando lo stipendio di un OSS può definirsi come “giusto”?

Bella domanda! L’area delle professioni socio sanitarie ci darà opportunista di andare a trattare il tema, quando sarà il momento, nelle sedi opportune; e’ propedeutico, più mansioni, autonomia e responsabilità, con una professione, significano uno stipendio adeguatamente rapportato.

6) Ultima domanda: come si immagina il ruolo degli OSS tra 10 anni? Il “conflitto” con gli infermieri e la confusione tra le mansioni dei due ruoli in che modo verrà risolta?

Abbiamo già inquadrato bene l’indirizzo che vogliamo dare all’OSS nelle risposte; tra 10 anni non saprei, ma di sicuro in definitiva, abbiamo l’idea di un professionista competente e formato, responsabile ed autonomo nell’assistenza di base e diretta all’utente, e di un collaboratore professionale che sia capace di coadiuvare la figura infermieristica nel suo ruolo, senza disparità e senza un conflitto di interessi e di competenze, delineando la linea obbiettivale di due figure, dando l’idea di due aree di interesse: socio-assistenziale e sanitario.

Abbiamo sempre evidenziato che la nuova area, è il segnale di una crescita professionale per la categoria stessa, un’area attesa dal 1992 che esiste già ed è previsto dall’art 3 octies dlgs 502/92 e che oggi grazie alla Federazione Migep ci sono le basi e i consensi necessari per la realizzazione di quest’area. 

La conclusione dell’iter di superamento della suddivisone del personale nei quattro ruoli deve prevedere un’esplicita modifica legislativa dove si colgano i reali contenuti propri di ciascun profilo professionale.

È evidente che l’area delle professioni e degli operatori sociosanitari è una nuova configurazione professionale nell’ambito della quale occorre ricollocare i profili esistenti a rilevanza socio-sanitaria. Ne dovranno in ogni caso restare esclusi eventuali nuovi profili a rilevanza esclusivamente sociale.

Ad oggi l’unico profilo professionale istituito con una metodologia propria di quest’area è l’operatore socio sanitario.

L’Operatore Socio-Sanitario iscritto in questa nuova area avrebbe una giusta collocazione, risolvendo, alla radice, le questioni controverse legate al suo attuale inquadramento nel ruolo tecnico da una parte e dall’altra porrebbe nella giusta dimensione, il rapporto di collaborazione con le professioni sanitarie e sociali ad iniziare da quella infermieristica.

La costituzione reale di quest’area delle professioni socio-sanitarie potrebbe dar corso a nuove legittimità ed operatività professionali in un ambito di intervento nel quale iscrivere alcune criticità attuali, relative a particolari profili che, nella suddivisione rigida in ruoli, non sono riusciti a trovare una adeguata collocazione e ai quali, invece, appare necessario rispondere positivamente cogliendo l’esigenza di dare ad operatori e professionisti il riconoscimento formale anche nella contrattazione nazionale.