Perché l’OSS deve essere riconosciuto

Per gli OSS essere riconosciuti è un diritto. Dopo 16 anni di confusione è il momento di definire in maniera chiara le loro mansioni.
 Presto per gli Operatori Socio Sanitari italiani (circa 200mila) ci dovrebbe essere il tanto atteso riconoscimento.
La scorsa settimana infatti il testo del DDL Lorenzin è stato arricchito con l’emendamento firmato da Donata Lenzi del Partito Democratico che prevede l’istituzione della nuova area Socio Sanitaria della quale faranno parte gli OSS, gli assistenti sociali e gli educatori professionali.
Per l’ufficialità del riconoscimento ci sarà ancora da attendere. Al momento il testo del DDL Lorenzin è ancora fermo alla Commissione Affari Sociali della Camera, dopodiché ci dovrà essere l’approvazione di entrambi i rami del Parlamento. Ad oggi comunque non sembrano esserci più dubbi: gli Operatori Socio Sanitari saranno riconosciuti ufficialmente come personale sanitario.
Dopo la notizia dell’approvazione dell’emendamento che istituisce la nuova area socio sanitaria, in molti ci hanno scritto chiedendoci dei chiarimenti. La domanda che in molti ci hanno fatto è: cosa cambierebbe con il riconoscimento? La novità più importante è che verrebbe rivista – finalmente – la posizione degli OSS dettata nella Conferenza Stato Regioni del 2001 che li ha istituiti. Un inquadramento contrattuale alquanto controverso perché ad oggi la figura degli OSS è a metà strada tra l’essere un tecnico e un professionista sanitario.
L’essere riconosciuti come personale sanitario a tutti gli effetti è un diritto dell’OSS, visto che questa figura è sempre più richiesta nelle strutture sanitarie, specialmente nel campo extraospedaliero. Infatti, come possiamo leggere in un articolo de L’Espresso, il quale si è fatto portavoce del diritto degli OSS ad essere riconosciuti, questa figura oltre a “costare poco” è anche molto polivalente ed è per questo che negli ultimi anni il loro impiego è in costante crescita.
Ma allo stesso tempo gli Operatori Socio Sanitari sono rimasti all’inquadramento contrattuale di sedici anni fa, e la confusione che circonda questo ruolo si ripercuote inevitabilmente sul loro lavoro quotidiano.

Le mansioni degli OSS vanno definite in maniera chiara

Ad oggi le mansioni di un OSS sono molteplici. Si tratta infatti di una figura polivalente che pur non potendo somministrare farmaci si occupa di assistere i pazienti all’interno di ospedali, residenze sanitarie assistenziali (Rsa), strutture private, centri diurni, sopperendo alle carenze del personale infermieristico (nel limite del loro ruolo). Nel dettaglio gli OSS devono:
  • occuparsi dell’igiene dei ricoverati;
  • assisterli nelle loro funzioni biologiche e fisiologiche;
  • supportare i pazienti per aiutarli nella corretta deambulazione.
Come si legge nell’articolo de L’Espresso, gli OSS si lamentano per il fatto che sulla “loro schiena sono caricati i pesi del malessere, della malattia, dell’infermità, ma nessuno vuole concederci un legittimo riconoscimento professionale, un fatto senza precedenti nella storia della sanità italiana”.
Ed effettivamente per gli oltre 200mila OSS manca una legge che definisca in maniera chiara quali sono i loro compiti visto che da quando sono stati istituiti da una Conferenza Stato-Regioni del 2001 c’è ancora molta confusione su questo aspetto. A tal proposito il presidente dell’UNITOSS (Unione italiana operatori socio-sanitari) Alessandro Pinti ha dichiarato:
“Sulla carta siamo operatori sanitari e possiamo somministrare farmaci, eseguire medicazioni, rilevare i parametri vitali, ma nei nostri contratti di lavoro non c’è traccia di tutto ciò”.
Lo stesso Alessandro Pini di UNITOSS ha denunciato l’atteggiamento di molti datori di lavoro – specialmente nelle RSA e nelle cooperative – i quali  “obbligano l’Oss a sostituirsi all’infermiere e, in particolare nei turni di notte, a ricoprire entrambe le mansioni senza nessuna tutela di legge“.

Il riconoscimento è un diritto degli OSS

Una confusione che non riguarda solamente le loro mansioni, ma anche il corso di formazione specialmente per quanto riguarda il tirocinio che spesso si rivela inadeguato. Ecco perché oggi è strettamente necessaria una modifica della legge istitutiva del 2001, che oltre a riconoscere gli OSS come personale sanitario detti delle regole più precise per la loro formazione.
“Se siamo dei semplici  tecnici perché ci definiscono “operatori socio-sanitari?” Una domanda che merita di una sola risposta, quella data la scorsa settimana in Commissione Affari Sociali della Camera con l’approvazione dell’emendamento che riconosce gli OSS come personale della nuova Area Socio Sanitaria.