Sanzioni più severe per le Forze Armate: dalla perdita di grado alla rimozione

Si preannunciano sanzioni più severe per i dipendenti delle Forze Armate italiane: si passa dalla perdita di grado a quella dello stipendio.

Ci sono importanti novità che riguardano le Forze Armate italiane. In alcuni casi, infatti, le sanzioni diventano sempre più severe. Si passa dalla perdita di grado alla sospensione del servizio, fino alla rimozione nel caso in cui il comportamento del militare corrisponda ad una violazione della legge.

L’esempio lampante è quello di un carabiniere condannato per abuso di droga attraverso un’intercettazione telefonica. La correttezza professionale, in questo caso, è venuta meno e ha reso il soggetto incompatibile con il servizio. In alcuni casi il procedimento disciplinare è solo l’inizio di un vero e proprio processo per il militare in questione. Ecco quali sono le sanzioni e le relative pene previste alla fine del procedimento.

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Due carabinieri in servizio

Quali sono i procedimenti disciplinari e le sanzioni per un dipendente delle Forze Armate?

Partiamo dal presupposto che le sanzioni per i dipendenti delle Forze Armate scattano nel momento in cui vengano rilevate prove di violazioni, gravi omissioni negli obblighi di servizio o comportamenti inadeguati che possono portare a veri e propri reati.

Si parte da un ordine di inchiesta, attraverso il quale l’ufficiale inquirente nominato dalla commissione disciplinare si occuperà di indagare e reperire il maggior numero di prove. Un esempio? Intercettazioni telefoniche, come nel caso del carabiniere di cui vi parleremo fra poco. Subito dopo il militare avrà comunque diritto a difendersi avvalendosi di prove contrarie e relative giustificazioni.

All’esame delle prove la commissione potrà emettere sanzioni. Fra queste c’è la sospensione del servizio oppure la cessazione della ferma obbligatoria, in caso di innocenza. Rimozione del servizio e successiva perdita dei gradi, quindi, sono le pene ultime alle quali un dipendente delle Forze Armate può incorrere, dato che comunque hanno conseguenze anche dal punto di vista legale.

Le Forze Armate, infatti, non sono immuni alla giustizia ordinaria in caso di reato e i dipendenti possono ricorrere in giudizio come tutti gli altri cittadini, oltre a dover rinunciare a stipendio e successiva pensione.

L’esempio del carabiniere intercettato per abuso di droga

Per spiegare la situazione nel modo più chiaro possibile vi facciamo un esempio, ovvero quello di un carabiniere indagato per abuso di sostanze stupefacenti e condannato dal Tar di Catanzaro. Il militare è stato duramente punito, nonostante il suo comportamento fosse stato accertato come occasionale.

L’Arma dei Carabinieri, fra l’altro, è da sempre impegnata nella lotta alla prevenzione e all’uso di droga, motivo per cui un militare che ne fa uso è chiaramente incompatibile con il servizio e con lo scopo di tutte le Forze Armate e in particolare le Forze dell’Ordine. Non c’è modo di ammorbidire le sanzioni.

Il Tar, inoltre, ha ribadito che commettere un reato come l’abuso di sostanze stupefacenti comporta una violazione del giuramento allo Stato e all’Arma dei Carabinieri.

La perdita di grado, in effetti, è la sanzione più morbida di quelle che sono state inflitte al carabiniere in questione. Sebbene abbia fatto ricorso, infatti, le prove a suo carico sono state tali da comportarne l’immediata rimozione dal servizio, con successiva rinuncia allo stipendio e avvio del processo a suo carico per uso di droga.