Dirigente scolastico, nuovi poteri: può togliere la cattedra e spostare il docente al potenziamento

Il Tribunale di Napoli lo conferma: il preside può togliere la cattedra curriculare e spostare il docente al potenziamento, come previsto dalla Buona Scuola.

Il dirigente scolastico può togliere la cattedra ad un docente, e assegnarla ad un altro, per spostarlo nelle attività di potenziamento. Lo ha stabilito il Tribunale di Napoli che ha rigettato il ricorso presentato da un insegnante contro la decisione del dirigente scolastico di assegnarlo a posto di potenziamento.

Secondo il Tribunale di Napoli, sezione lavoro, analizzando quanto scritto nella Legge 107/2015, la tanto discussa Buona Scuola, emerge che le mansioni del docente curriculare sono interscambiabili con quelle del docente di sostegno e con quelle del docente di potenziamento.

Ancora una volta quindi al Dirigente Scolastico viene attribuita la facoltà di decidere del futuro di un docente con le conseguenze negative che ne derivano.

Il Preside può spostare il docente dalla cattedra curriculare al potenziamento

L’insegnante che ha presentato ricorso si è lamentato per il fatto che, a causa della decisione del Dirigente Scolastico, ha perso la continuità didattica, criterio con il quale vengono assegnati dei punteggi extra per la mobilità e le graduatorie d’Istituto. Senza dimenticare poi che il docente ha dovuto strutturare un nuovo progetto di potenziamento per svolgere il suo lavoro e che questo ha occupato diverse ore al di fuori del servizio.

Ma per il Tribunale di Napoli non ci sono ragioni per contestare la decisione del Dirigente Scolastico, il quale ha operato in maniera legittima.

La circolare del MIUR n°2582 del 5 settembre del 2016, infatti, ha specificato che “tutti i docenti dell’organico di autonomia contribuiscono alla realizzazione dell’offerta formativa e che non esiste alcuna distinzione contrattuale tra docenti curriculari e docenti di potenziamento poiché, in coerenza con quanto stabilito dall’articolo 1, comma 63, della legge 107/2015, nell’organico dell’autonomia confluiscono posti comuni, per il sostegno e per il potenziamento dell’offerta formativa“.

L’organico dell’autonomia quindi va inteso come un corpus unitario, senza distinzione alcuna per i diversi ruoli che svolgono i docenti. Niente da fare quindi per il docente che ha presentato il ricorso, anche se vista la “complessità e l’assoluta novità” della fattispecie trattata il Tribunale di Napoli ha deciso che sussistono le condizioni per compensare integralmente le spese di lite.

Una magra consolazione per lui e per tutti quegli insegnanti che dopo la chiamata diretta dovranno sottostare alle decisioni del Dirigente Scolastico anche in merito alla tipologia di posto da ricoprire nell’organico di autonomia.