Insegnanti: dire “ti boccio” ad un alunno è reato. La sentenza della Cassazione

Rischia l’arresto l’insegnante che minaccia di bocciare un alunno o di dargli un voto basso allo scrutinio finale. Ecco tutto quello che c’è da sapere sul reato di abuso dei mezzi di correzione.

Insegnanti: minacciare gli alunni di bocciatura è un reato. Lo ha ribadito la Corte di Cassazione con una serie di sentenze, con l’ultima che risale al 2015, nelle quali è stata fatta chiarezza sull’abuso dei mezzi di correzione.

Si avvicina l’ultimo giorno di scuola e per i docenti sta per arrivare il momento degli scrutini. Ed è proprio in questi giorni che tra gli studenti sale la tensione per il voto finale di ogni materia che sarà determinante ai fini dell’ammissione all’anno scolastico successivo.

In questo periodo alcuni insegnanti potrebbero commettere un grave errore: minacciare di bocciatura un alunno. Negli ultimi anni infatti ci state diverse sentenze della Corte di Cassazione che hanno fatto chiarezza sulle minacce di bocciatura o voti bassi facendole rientrare nell’alveo dell’abuso di mezzi di correzione, un reato punibile anche con l’arresto.

Cos’è il reato di abuso di mezzi di correzione?

L’abuso di mezzi di correzione è un reato previsto dall’articolo 571 del Codice Penale che punisce tutti coloro che approfittano di una persona sottoposta alla loro autorità o affidatagli per ragioni di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia.

Nel caso degli insegnanti, dire ad un alunno frasi come “ti boccio” o “ti metto il debito” rientrano nella sfera dell’abuso dei mezzi di correzione perché, come stabilito dalla Cassazione con la sentenza 47543 del 2015,  si identifica come una “violenza psicologica che potrebbe causare un pericolo alla salute dell’alunno”.

Il potere dell’insegnante”, ha aggiunto la Cassazione, “deve essere esercitato con mezzi consentiti e proporzionati alla gravità del comportamento deviante” dell’alunno. Sono vietati tutti quegli atteggiamenti o definizioni che sono afflittive per l’altrui personalità.

L’insegnante che commette il reato di abuso di mezzi correzione rischia grosso. Questi reati infatti sono puniti con la reclusione fino a sei mesi qualora dall’abuso deriva un pericolo di malattia, sia fisica che psichica.

Insegnanti e abuso di mezzi di correzione: ecco quando non è reato

Per non esserci abuso, il docente deve usare dei mezzi consentiti in presenza delle condizioni che ne legittimano l’esercizio nelle finalità ad esso proprie e senza superare i limiti stabiliti dall’ordinamento.

Riassumendo:

  • non sempre un intervento con finalità correttive o educative può ritenersi lecito;
  • una condotta di per sé non illecita può essere comunque definita come abuso qualora abbia un fine diverso da quello educativo.

Quindi, anche una semplice punizione o una nota conferita a scopo vessatorio si identifica infatti come abuso dei mezzi di correzione.