Buona Scuola o i 7 punti del M5S? Programmi di riforma a confronto

Riforma della Scuola, novità: se Renzi dovesse perdere il Referendum costituzionale, come cambierà il futuro della scuola italiana?

Riforma della scuola: ecco il confronto tra i programmi futuri del Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle.

Il referendum sulla riforma costituzionale di novembre potrebbe avere delle conseguenze anche sulla riforma della scuola. Infatti, se dovesse vincere il No, il Premier Renzi potrebbe dimettersi. In questo caso, dopo la modifica al sistema elettorale dell’Italicum, si andrebbe a votare per eleggere un nuovo Parlamento, con il Movimento 5 Stelle che stando ai vari sondaggi politici avrebbe delle ottime possibilità di arrivare al Governo.

Se invece dovesse vincere il Si e Matteo Renzi continuasse a governare l’Italia verrebbero approvate le varie deleghe legislative previste dalla Buona Scuola.

Il futuro della scuola italiana, quindi è in mano al referendum costituzionale. A seconda di chi governerà l’Italia nei prossimi mesi, infatti, verranno stabiliti dei diversi metodi per la formazione e il reclutamento degli insegnanti, ma non solo.

Il programma di riforma della scuola ideato dal Movimento 5 Stelle, infatti, è molto diverso da quello del Partito Democratico , non solo per quanto riguarda l’abilitazione TFA e PAS. Vediamo nel dettaglio il confronto tra i due programmi per le riforma della scuola, provando a capire quali novità potrebbero esserci nei prossimi mesi.

Riforma della Scuola: il programma del Movimento 5 Stelle

Se il M5S dovesse vincere le prossime elezioni politiche, apporterebbe molte modifiche al sistema scolastico. La prima importante novità riguarda lo stralcio della riforma Gelmini, ma non è l’unica.

Infatti il M5S ha ideato “sette soluzioni per la scuola” che andranno a risolvere le “lacune” lasciate dalla Buona Scuola di Renzi. Nel dettaglio, i punti del programma sulla riforma della scuola pensata dal M5S sono:

  • stanziamento di 591 milioni di euro per tre anni da destinare alla rimozione della barriere architettoniche e alla messa in sicurezza degli edifici scolastici;
  • piano quinquennale per l’assunzione dei 300 mila docenti inseriti nella graduatoria ad inserimento o abilitati alle graduatorie di istituto. Per realizzare questo piano verranno ampliati gli organici, ci sarà il ritorno al tempo pieno nella scuola primaria e verranno introdotti degli incentivi part time per i docenti con più di 25 anni di servizio.
  • piano triennale di finanziamenti agli istituti scolastici per garantire il diritto allo studio per gli studenti;
  • non permettere alle classi di avere più di 22 alunni, 20 nel caso in cui sia presente uno studente disabile;
  • migliorare la struttura della Scuola 2.0 introducendo dei materiali didattici multimediali scaricabili gratuitamente dagli studenti;
  • fine dei finanziamenti per le scuola private, come indicato dall’articolo 33 della Costituzione;
  • puntare maggiormente sull’educazione dello studente, al fine di limitare i casi di bullismo e le discriminazioni. A tal proposito il M5S potrebbe introdurre l’insegnamento sull’educazione all’affettività e alla sessualità.

Inoltre, nei giorni scorsi la deputata del M5S Silvia Chimienti ha parlato del nuovo metodo di reclutamento e formazione che verrebbe introdotto da un Governo a 5 Stelle. Questa ha criticato il TFA III Ciclo (il cui bando potrebbe uscire entro fine mese), in quanto i percorsi abilitativi fatti dalle Università non sono altro che delle “truffe ai danni dei docenti”.

L’idea del Movimento, invece, è di introdurre il seguente percorso di formazione e reclutamento insegnanti: laurea, concorso ad accesso programmato, tirocinio di un anno e prova finale che dà il diritto al ruolo.

Riforma della scuola: le prossime mosse del Governo Renzi

La legge sulla Buona Scuola, approvata ormai un anno fa, nei commi 180-185 delega il Governo a legiferare su alcune materie della riforma scolastica. Come confermato dal sottosegretario Faraone, già nei prossimi mesi il Governo dovrebbe approvare delle leggi delega, ma come abbiamo visto molto dipenderà da come andrà il referendum di novembre.

Qualora vincesse il Si e Renzi continuasse a governare l’Italia, tra i primi provvedimenti riguardanti la riforma della scuola ci potrebbe essere il reinserimento della valutazione alfabetica nelle scuole elementari e medie. Quindi gli studenti in pagella non si troverebbero più i sei, i sette o gli otto, ma le A-B-C-D-E.

Questa però non è l’unica legge delega che verrebbe approvata dal Governo. Infatti, tra le materie su cui il Governo è chiamato a legiferare ci sono:

  • riordino delle disposizioni normative in materia di istruzione, riorganizzando le norme per materie omogenee e adeguando il dettato normativo al quadro nazionale dell’Unione Europea. Inoltre, il Governo dovrà redigere un nuovo testo unico che, oltre a contenere le disposizioni del decreto legislativo 297/94 racchiuda anche le altre fonti normative in materia d’istruzione.
  • ridefinire i criteri di formazione e reclutamento degli insegnanti;
  • promozione dell’inclusione scolastica per gli studenti che presentano delle disabilità. In quest’ottica ci sarebbe una ridefinizione del ruolo degli insegnanti di sostegno, per cui verrebbero istituiti dei percorsi universitari specifici. Inoltre, l’obiettivo del Governo sarà di garantire l’istruzione domiciliare per quegli studenti che si trovano nelle situazioni di difficoltà elencate dall’articolo 12 (comma 9) della legge 5 del 1992.

Novità importanti anche per gli insegnanti della scuola d’infanzia. Infatti, il Governo ha intenzione di creare un nuovo sistema integrato d’istruzione che comprenderà sia gli asili nido che le scuole d’infanzia. A tal proposito il Governo dovrà ridefinire i livelli essenziali delle prestazioni per entrambi i settori dedicati all’istruzione e all’educazione dei bambini nel periodo dell’infanzia che va dai 0 ai 6 anni. Inoltre introdurrà la formazione obbligatoria per il personale dei servizi educativi per l’infanzia, mentre i compiti e le funzioni delle Regioni e degli Enti Locali verranno ridefiniti al fine di potenziare la ricettivita’ dei servizi educativi per l’infanzia e la qualificazione del sistema integrato.

Queste sono solamente alcune delle leggi delega previste dalla Buona Scuola. Per tutte le altre informazioni potete consultare il testo della legge 107/2015 (dal comma 180 al 185) pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale.
Quindi, come potete vedere, il futuro della scuola italiana potrebbe cambiare a seconda del risultato del referendum costituzionale di novembre. Se Renzi si dimetterà allora il Movimento 5 Stelle con ogni probabilità potrà cominciare ad attuare il proprio programma, mentre se il Si dovesse vincere allora il progetto iniziato con la Buona Scuola potrà andare avanti.